The Guardian: Napoli non è più solo “camorra”. Boom di turisti (anche) grazie al fenomeno Ferrante

La misteriosa scrittrice Elena Ferrante, con i quattro libri della collana My Brillant Friend, contribuisce ad aumentare il numero di visitatori in città

Vicolo.Fico.al.PurgatorioOggi ancora molti identificano troppo spesso Napoli con camorra. Inutile far finta non sia così. È una sorta di pregiudizio che colpisce soprattutto i media stranieri, complice una narrazione distorta di quelli italiani. Ma oggi la città si riscopre per quello che è: una grandissima città d’arte e cultura. Il turismo è tornato a crescere come non si vedeva da molto tempo. Il crollo di visitatori c’era stato negli anni ’70, quando i media italiani diedero una lettura distorta dell’epidemia di colera, dovuta non alle condizioni igieniche della città, come si raccontò, ma a una partita di mitilli importati dalla Tunisia.

A far crescere il turismo contribuiscono tanti fattori. Uno di questi, come hanno sottolineato in questi giorni il The Guardian e il New York Times, è il fenomeno Elena Ferrante. La Napoli con la fama di città “pericolosa”, grazie a quattro libri della collana My Brillant Friend, si trasforma nell’immaginario comune di chi ha letto il libro. I lettori sentono poi la necessità di visitare quei luoghi tanto cari all’autrice, che si trasforma in una “guida turistica speciale”. Dal Rione Luzzatti, al Rettifilo, fino a Chiaia. Così si snoda il viaggio guidato dai personaggi della scrittrice, che nasconde la sua vera identità dietro uno pseudonimo, perché crede i suoi libri debbano essere percepiti come “organismi autosufficienti”.

“Non si può sottovalutare l’effetto positivo che la Ferrante sta avendo sul turismo. Ci sono pizzerie che fanno la pizza Ferrante”, racconta al The Guardian Daniela Petracco, capo del ramo britannico di Europa, la piccola casa editrice che ha scoperto l’autore. Questo va di pari passo con un rinnovato interesse per Napoli, che non è mai stata considerata una meta “facile”.

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