Terra dei fuochi: l’Esercito non ce la fa

terra dei fuochi, l'Esercito non ce la fa

Ieri, giorno 14 luglio, una delegazione della Commissione Difesa della Camera si è recata nella zona cosiddetta Terra dei fuochi. La commissione composta dal Presidente Elio Vito e dai deputati Salvatore Piccolo (PD), Tatiana Basillo (M5S) e Paolo Russo (FI) ha incontrato il dottor Cafagna del Ministero dell’Interno, i prefetti di Napoli e Caserta rispettivamente dottor Musolino e dottoressa Pagano, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale Claudio Graziano.
Dalla riunione è emersa la necessità di aumentare il numero di militari impiegati che data la vastità della zona devono essere superiori ai 100 attualmente presenti. Inoltre si è sottolineata la necessità di estendere l’impegno oltre il 31 dicembre 2014.
Il Presidente Elio Vito, ha affermato: “Si tratta di una questione che la Commissione Difesa affronterà esaminando provvedimenti condivisi da maggioranza e opposizione e che sono stati decisivi per quantificare nell’ultima legge di stabilita l’impiego di un contingente massimo di 850 unità di personale militare nelle operazioni”.
Intanto sempre in questi giorni è tornato a parlare di Terra dei fuochi, Don Maurizio Patriciello, che a margine di una conferenza stampa ha chiesto le dimissioni dei vertici della ASL di Napoli e di Caserta, chiedendosi “cosa ci sia ancora da dimostrare e analizzare davanti alla devastazione provocata dai roghi tossici”.
Sergio Costa, Comandante per la Campania del Corpo Forestale dello Stato ha dichiarato  “il problema terra dei fuochi non è stato ancora risolto non solo perchè il numero di militari non è sufficiente ma perchè oltre all’invio dell’Esercito si sarebbe dovuto affrontare il cuore del problema”.
Ha poi continuato dicendo che:

“Ci sono più facce nella vicenda Terra dei fuochi, ci sono i rifiuti interrati, che avvelenano la terra e le falde acquifere, e ci sono i roghi, che appestano l’aria. Sono fenomeni diversi ma hanno un elemento comune, si tratta dell’economia illegale del territorio. Perchè si dà fuoco ai rifiuti? Come nasce un rogo tossico? Non si tratta di teppisti o di piromani, salvo qualche raro caso. Il rogo è l’elemento finale di una catena di interessi. L’area tra Napoli e Caserta, non a caso, è nota per essere la capitale del tarocco. A Napoli, diciamo ‘il pezzotto’, cioè la contraffazione commerciale. Qui si fabbricano scarpe false, abiti con marchi di lusso non autentici. Qui c’è una economia diffusa, sommersa, che sfugge al fisco e a qualunque norma. I rifiuti industriali di una economia illegale possono essere smaltiti legalmente? Certo che no. Allora si attiva lo smaltimento clandestino, che ha come ultimo anello l’interramento o il rogo”.

Elpidio Ercolanese

Foto articolo di: Oscar in the middle

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