La pizza napoletana cancerogena? Falso!

PIzza napoletana STG anticancro

La pizza napoletana non è cancerogena. Quella STG è anticancro!

La puntata di Report sulla pizza, del 5 ottobre 2014, continua a scatenare polemiche.
Molti non l’hanno presa bene e a risentirsi non sono stati solo gli addetti ai lavori ma tutto il Popolo napoletano.
Va detto che l’inchiesta di Report, è giornalisticamente ben fatta (ma il sensazionalismo è da evitare!) e ha il pregio di portare all’attenzione, proprio degli addetti ai lavori, problematiche inerenti il prodotto pizza, che devono essere assolutamente corrette.

Il difetto è stato focalizzarsi eccessivamente sul prodotto pizza e non sottolineare il fatto che, ogni prodotto che presenti parti bruciate, ha un elevato grado di idrocarburi ed è, quindi, cancerogeno. Come un altro errore è stato non sottolineare, che qualora la pizza non sia bruciata, è anzi un toccasana per la salute. Essendo la pizza napoletana STG riconosciuta come anticancro per eccellenza.
Il disciplinare per la pizza STG specifica le caratteristiche che questa deve avere per fregiarsi di tale titolo.
Per quanto riguarda il pomodoro, è previsto che questo deve essere pelato o fresco.
Mentre l’Associazione Verace Pizza napoletana (AVPN), nel suo disciplinare, prevede l’uso di uno dei seguenti pomodori: Marzano dell’Agro Sarnese-nocerino D.O.P, Pomodorini di Corbara (Corbarino), Pomodorino del piennolo del Vesuvio D.O.P, pomodoro pelato S.Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P.
Per quanto rigurda la mozzarella, questa deve essere o di Bufala DOP, oppure STG o ancora, fior Di latte dell’appenino meridionale.
L’olio invece deve essere esclusivamente Extravergine di Oliva, da preferire sul vergine per via della minore acidità.

Il problema è che in pochi rispettano le indicazioni che, come detto, esistono.
La puntata di Report ha evidenziato proprio questo e il fatto che c’è una scarsa conoscenza delle regole da seguire per ottenere quel prodotto di qualità e anticancro per eccellenza, che è la pizza napoletana STG. Vale la pena ribardirlo.
Quello che è sicuro è il fatto che l’associazione pizzaioli veraci napoletani non ci fa una bella figura e occorre che ponga rimedio alle cose che non vanno.
La pizza napoletana deve essere occasione di crescita per l’economia napoletana e campana. Vanno usati solo prodotti veramente locali.

Anche sulle pizze surgelate (non fa niente se qualcuno, leggendo, storcerà il naso).
È assurdo che l’azienda leader nel settore sia Cameo, che produce le sue pizze in Germania, patria di würstel e crauti ma non certo di pizza.
Eppure una fabbrica di pizza, in media, può dare lavoro a più di 100 dipendenti, l’equivalente di circa 20 pizzerie.
Una città (e una regione) in perenne difficoltà lavorativa e occupazionale può permettersi tutto ciò? Le pizzerie campane non ne risentirebbero, perchè il surgelato sarebbe per l’export.
La pizza è un prodotto italiano, tipicamente meridionale e più specificatamente napoletano.
I tedeschi devono mangiare le nostre pizze, con i pomodori, le mozzarelle e l’olio migliori del mondo (buonissimo quello della penisola sorrentina, a crudo, sulla pizza).
Con dei prodotti che solo la Campania può dare. Dobbiamo riscoprire quella terrà che ci ha fatto e volle “felix”.

La pizza è il nostro fiore all’occhiello. Sì, perchè essa è nata a Napoli ben prima delle visita della Regina Margherita di Savoia e si chiama Margherita come il fiore (la mozzarella deve essere disposta a petalo!). E non in onore della regina, come ci ha sempre raccontato la propaganda risorgimentale.
Quindi, quando la chiedete, dite al cameriere “Mi può portare una fior di Margherita con bufala DOP”. E se vi guarda strano, raccontante la vera storia.
Non perdiamo queste occasioni (cultura enogastronomica e crescita economica).
Portiamo ancor di più, Napoli nel mondo!

Viva Napoli! Viva la pizza!

 

 Articolo di Elpidio Ercolanese

Foto articolo di Davide Simonelli

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