Muore Ciro Esposito. Muore perchè napoletano

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Ciro Esposito è morto. Ciao guagliò.
Chi scrive era allo Stadio quel giorno, un giorno indimenticabile e purtroppo non per la conquista della quinta Coppa Italia da parte del Napoli.
Poco prima dell’ingresso allo Stadio Olimpico di Roma veniva sparato un tifoso napoletano, quel tifoso era Ciro Esposito.
In quei giorni nasceva questo sito (daivicolidinapoli.it), un progetto che cullavo da un pò di tempo. Decisi di aprirlo proprio nei giorni dei fatti di Roma, senza rimandare. Avevo la speranza di dare una buona notizia al popolo napoletano e ai tanti tifosi della SSC Napoli. “Ciro ha lottato. Ciro sta bene, ce l’ha fatta”.
Invece purtroppo non è così. Dopo 50 giorni tra un letto d’ospedale e la sala operatoria (ben 10 gli interventi subiti), il suo cuore ha cessato di battere per gravi complicanze dovute alla lesione traumatica subita.

Chi è stato a ucciderlo?

È stato l’odio contro i napoletani. Un sentimento accomunato al malcostume dei cori che sono diventati famosi per essere stati cantanti innumerevoli volte allo stadio e verso cui le Istituzioni calcistiche non hanno preso nessun provvedimento se non da un anno a questa parte, dopo le proteste a gran voce dei napoletani per bene che desiderano essere giustamente tutelati.
Ma è stato ucciso un’altra volta da un silenzio assordante da parte delle Istituzioni nazionali e dei media che hanno spostato, scelleratamente, tutta l’attenzione su Gennaro Di Tommaso detto Genny.
Ma in questa brutta storia il calcio non c’entra niente e manco lo stadio. Se pensate il contrario vi sbagliate.
Chi scrive, vive a Roma da 17 anni e quei cori li ha sentiti cantare molte volte anche a scuola, luogo che dovrebbe essere di educazione e concorrere alla formazione di una società sana. Non è difficile immaginare che l’adulto di oggi e cioè il bambino di ieri potendo sempre cantare quei cori ignobili senza che nessuno lo punisse, troverà normale continuare a farlo e protesterà se qualcuno tenterà di togliergli il “giocattolo”.
Ci troviamo davanti ad un fenomeno che travalica il calcio e finisce per colpire larga parte della “società civile” (o incivile?). Le stesse Istituzioni ne vengono infettate e anzi nasce tutto da lì quando non si punisce la discriminazione, la violenza, il razzismo.
Ora non si risponda con altra violenza. I tifosi per bene del Napoli e i napoletani onesti chiedono solo giustizia, l’individuazione dei responsabili e il massimo della pena. Chiedono che sia presa ogni iniziativa dalla SSC Napoli (costituirsi parte civile al processo?) e dal Comune di Napoli. Intanto quest’ultimo ha proclamato lutto cittadino e convocato una conferenza stampa nella quale Luigi De Magistris ha ribadito la voglia, la grande voglia di giustizia della città di Napoli, ha chiesto di accertare eventuali responsabilità di chi aveva il compito di organizzare l’ordine pubblico e si è augurato che non ci siano altri episodi di violenza.
Ciro non tornerà ma questa storia ha il dovere di farci riflettere e di insegnarci qualcosa.
Dobbiamo farlo per Ciro. Glielo dobbiamo. Dobbiamo farlo per noi.

Il video (del giornalista napoletano Angelo Forgione) è a riprova di quanto affermo nell’articolo sopra.

Elpidio Ercolanese

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