Stazione centrale di Napoli: statua di Garibaldi imbrattata

La statua di Giuseppe Garibaldi che è sita nell’omonima piazza dove ha sede la stazione ferroviaria di Napoli centrale è stata imbrattata di vernice rossa. Il raid teppista è stato compiuto presumibilmente nella notte di giovedì.
La vernice rossa è particolarmene visibile sul lato frontale e su quello sinistro del piedistallo, i cui altorilievi in bronzo raffigurano rispettivamente Garibaldi a cavallo acclamato dai suoi soldati e “Partenope liberata”, rappresentata da una donna che regge lo scudo sabaudo.
La statua ad opera dello scultore Cesare Zocchi era stata inaugurata nel 1904 e restaurata nel 2011 per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.
Massima condanna per un gesto simile ma, francamente, mi sento di affermare che quella statua non dovrebbe essere lì come non dovrebbe essere quello il nome della piazza. E questo vale per innumerevoli vie e piazze di Napoli.
Non si festeggiano nè ricordano i personaggi che nella storia hanno fatto il male della città, della popolazione e si può dire dopo 153 anni del Sud intero. Giuseppe Garibaldi dichiarò dopo l’unificazione politica della penisola italica:

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

Come si capisce da questa frase, Garibaldi non sì pentì veramente. E come poteva?
Ancora oggi, sono nascoste dalla storia che viene fatta studiare sui libri di scuola, molte delle verità che riguardano il periodo storico del Risorgimento italiano.
Quanti sanno che Garibaldi era un massone? Che era finanziato dagli inglesi?
Che l’emigrazione non esistava ai tempi dei Borbone e inizio solo con l’Unità?
Che Garibaldi si servì delle mafia per la sua conquista e che i generali dell’esercito borbonico vennero corrotti?
Che i mille avevano tra le proprie fila delinquenti della peggior specie?
L’unificazione fu una guerra di conquista e lasciò sul campo morti, feriti e interi paesi distrutti (Casalduni e Pontelandolfo furono dati alle fiamme dalle truppe del colonnello Negri e del maggiore Melegari, su ordine di Cialdini).
L’ho detto e lo ripeto. Non si festeggia chi ha cagionato, direttamente e indirettamente, il male del proprio Paese.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

seventy three − 72 =