Bagnoli senza futuro

Bagnoli futura

E’ dal 1991 anno della dismissione dell’Italsider che Bagnoli non conosce il suo futuro. Da spazio megainquinato ma con tante gente al lavoro a spazio desertificato, dove non si vede anima viva, inquinato o meno (questo lo deciderà la magistratura che sta, ancora, indagando).
Il progetto di riconversione dell’intera area era nato con la creazione della società di trasformazione urbana (STU) Bagnolifutura s.p.a nel 2002 (erano quindi già passati 10 anni dalla dismissione dell’acciaieria) ma da allora in avanti niente è stato fatto, se non buttare fumo negli occhi dei cittadini.
Scopo della STU era quello di bonificare, edificare e vendere i lotti di terreni ai privati che avrebbero poi dovuto reallizare opere previste dal PUE.
Il progetto Bagnolifutura prevedeva il Parco urbano e la spiaggia, il Parco dello Sport, la zona ricettiva e il porto canale, il Polo tecnologico dell’ambiente e infine il progetto infrastrutturale. Erano dei progetti già fallimentari in partenza perchè non si può pensare di attrarre turismo attraverso la costruzione di una SPA (avete capito bene), un tartarugaio e una sala conferenze. Forse l’opera più interessante sarebbe stata il Parco dello Sport, che in effetti è stato costruito ma mai aperto e vige attualmente in una condizione di assoluta incuria, come documentato anche dalle telecamere di Striscia la notizia.
Uno spreco immane di soldi pubblici per edificare cattedrali nel deserto.
Il punto è che le cattedrali prima o poi saranno distrutte dal tempo, il deserto non solo fisico ma anche morale e culturale, rimarrà. Sempre che i politici non decidano di mettersi a fare le cose per bene.
Ma andiamo con ordine. Abbiamo detto che il primo compito della STU Bagnolifutura era quello di effettuare le bonifiche. Questo non era certamente un compito facile visto che bisognava porre rimedio al grave inquinamento prodotto dall’acciaieria della famiglia Riva che aveva aperto nel 1910 e sorgeva su ben 120 ettari di terreno. Si decise comunque che la zona doveva essere bonificata.
Ma questo è avvenuto effettivamente? Secondo i PM Stefano Buda e i procuratori Francesco Greco e Nunzio Fraiasso la bonifica costata 107 milioni di euro sarebbe stata solo “virtualmente effettuata” e questo avrebbe comportato “una miscelazione dei pericolosi inquinanti su tutta l’area oggetto della bonifica con aggravamento dell’inquinamento dei suoli rispetto allo stato pre bonifica”.
Alla luce dei rilievi dei consulenti tecnici, sono stati ipotizzati i reati di: disastro ambientale, truffa ai danni dello Stato “in relazione all’illecita percezione di denaro pubblico”, falso in merito alle certificazioni di analisi e alle attestazioni di avvenuta bonifica, la miscelazione di rifiuti industriali in relazione all’avvenuto interramento di rifiuti industriali nell’area del Parco dello Sport, il favoreggiamento reale.
Le personalità coinvolte sono molte, per un totale di 21 ex dirigenti di vari enti locali e della società Bagnolifutura.
Quindi il primo punto di cui questa società doveva occuparsi risulta probabilmente essere stato disatteso.
Ma anche con l’edificazione le cose non sono andate bene.
Vuoi per la burocrazia vuoi per gli errori ed orrori tecnici che hanno compromesso l’apertura delle poche opere fin qui realizzate. Questo è accaduto, ad esempio, per il polo congressuale che si rivelato inadeguato rispetto a quello limitrofo di Città della Scienza, producendo un surplus di offerta rispetto alla domanda reale. Il mancato completamento dell’infrastruttura viaria retrostante, inoltre, ha impedito la regolare fruizione della struttura.
Il terzo punto di cui doveva occuparsi la STU, e cioè la vendita dei suoli, è stato fallito anch’esso.
Questo è avvenuto per diversi fattori che vanno dalla mancata bonifica e dal fatto che le strutture alberghiere sarebbero sorte su via Nuova Bagnoli anziché sul golfo di Pozzuoli. Tutto questo ha spinto gli investitori ad allontanarsi, l’area possedeva uno scarso appeal.
Dopo ben 3 gare indette, le casse della società Bagnolifutura a cui il Presidente della Regione Stefano Caldoro aveva deciso di non destinare più soldi, risultano svuotate.
Il resto è storia recente. Il 29 maggio del 2014 il tribunale di Napoli, considerata l’impossibilità di pagare i debiti, dichiara il fallimento della Bagnolifutura, ed i 59 dipendenti vengono posti in cassa integrazione e da reinserire in altre società partecipate del Comune di Napoli. De Magistris promette di non licenziare nessuno.
Il 10 luglio il Ministero dell’Ambiente decide di far cadere i vincoli paesaggistici. La zona ritenuta “sito di interesse nazionale”, infatti, passa da 1000 ettari a 247 ettari. Tale decisione del Ministero potrebbe sbloccare la situazione di mancata riqualificazione che si è venuta a creare oppure, come temono molte associazioni, dare il via a speculazioni. Soprattutto in vista del fatto che probabilmente i terreni andranno in mano ai creditori della Bagnolifutura s.p.a.
Questa possibilità sta facendo infuriare non poco Palazzo San Giacomo.
Intanto De Magistris spera in Renzi che non si è ancora pronunciato a riguardo. E Bagnoli aspetta, aspetta da oltre vent’anni.

Elpidio Ercolanese

Foto articolo: Xavi Perrimoon

No Responses to “Bagnoli senza futuro”

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

one + = 7