12 proposte per migliorare la musica POP napoletana

PianoforteUn celebre spot RAI in onda in questi mesi dice “di Europa bisogna parlare”.
Certo si potrebbero muovere molto critiche contro quello spot, ad esempio il tono troppo benevolo e compassionevole verso le Istituzioni europee, ma l’idea non è sbagliata: per migliorare una cosa bisogna parlarne.
La musica neomelodica è molto seguita al Sud. Tutte le regioni, o quasi tutte, hanno cantanti sul territorio che fanno (o pensano di fare…) musica napoletana.
Tuttavia, spesso, è oggetto di critiche molto forti. Quasi sempre è relegata come un fenomeno che attira gli strati culturalmente più bassi della popolazione.
Chi muove queste critiche, che in parte possono essere vere, deve però pensare, che di fatto è la musica neomelodica è (o dovrebbe essere) la musica POP napoletana. E quindi dovrebbe godere della stessa rispettabilità che ha la musica pop italiana (anche chiamata musica leggera).
Inutile tirare in mezzo come metro di paragone Pino Daniele, le cui canzoni a livello ritmico sono vicine al blues. La musica POP ha altre strutture musicali.
È bene ricordare che la musica napoletana non è un genere ma è come dire musica inglese. E la musica inglese va dai Beatles (POP) agli WHO (Rock).
La musica neomelodica napoletana, credo sia più corretto chiamarla (ed è così che la chiamerò più avanti) musica pop napoletana. Questo in quanto il termine neomelodico non significa niente apparte “nuova melodia”.
Bisogna dire che fino agli anni ’80 del secolo scorso la musica napoletana era nettamente migliore di quello che conosciamo oggi. Erano quelli i tempi della sceneggiata napoletana, con Mario Merola e Pino Mauro autentici mattatori del genere.
Autori come Enzo Di Domenico e Vittorio Annona, sfornavano canzoni che oggi, con un arrangiamento diverso possono benissimo essere annoverate tra i classici della musica napoletana. Basta ascoltare la canzone Passione eterna incisa da Valentina Stella e tra le colonne sonore del film “Benvenuti al Sud” per rendersene conto. Canzone che negli anni ’80 fu cantata da Mario Merola, uno dei suoi brani più rappresentativi, e scritta da Enzo Di Domenico che era tra i principali collaboratori.
Pino Mauro partecipava al Festival di Napoli e cantava canzoni come Na carezza. Era sicuramente tutta un’altra musica!

Enzo Di Domenico scrive brani ormai storici della musica napoletana, quali oltre alla già citata Passione eterna, Figlio ‘e puveriello (sarà cantata da Patrizio e poi da innumerevoli cantanti..), Ciente appuntamente, Medaglia d’oro, ‘O bar ‘e l’università, Spusarizio ‘e marenaro, ecc.
Altri autori come A.Moxedano scriveranno grandi canzoni come Nun t’aggia perdere (A.Iglio-A.Moxedano) oppure la canzone Zingara do mare scritta da B.Marotta-M.De Stasio-N.Pastore.
Difficile dire cosa abbia portato ad una perdita di qualità la musica napoletana.
Secondo il mio personale parere fattori sociali, quali:

  • Il terremoto degli anni ’80 che fece piombare la Campania ancora di più nella povertà economica ma anche culturale. Alberto Moravia scrisse su l’Espresso “Ho visto morire il Sud”;
  • Mass-media nazionali che hanno privilegiato la musica leggere italiana, ghettizzando quella napoletana o trattando il fenomeno neomelodico dal punto di vista folkloristico, banalizzandolo;
  • La globalizzazione culturale e l’americanizzazione della realtà.

Un altro fattore importante è rappresentato dalla chiusura del Festival di Napoli nel 1981, a seguito pare, di errori artistici organizzativi.

Come è possibile recupare la qualità che si è andata perduta?
Provo a ipotizzare 12 proposte (non in ordine di importanza) assolutamente da attuare per una musica napoletana migliore:

  1. Se il Napoletano o Napolitàno è una lingua come afferma l’UNESCO allora le canzoni napolitàne vanno scritte in nàpolitano, nulla vieta di scrivere canzoni in italiano e altre in napoletano all’interno di un CD. L’importante è non usare napoletano e italiano all’interno di una stessa canzone come avviene nella musica neomelodica. Questa cosa, che io sappia, non accade in nessuna altra discografia mondiale.
  2. Scrivere maggiormente per l’arte e meno per il mercato. Non scrivere solo per il target delle ragazze adolescenti.
  3. Combattere la pirateria non limitandosi alla vendita del CD ma attuare iniziative quali concerti gratis per chi è in possesso di CD originale e possa dimostrarlo.
  4. Creare una associazione nazionale autori di musica napoletana.
  5. Creare sul territorio delle scuole di musica ad indirizzo musica napoletana (qualsiasi genere dalla musica classica alla musica leggera, al rap, dance, rock, ecc.). Tali scuole devono essere gratuite per chi possa dimostrare di non avere i soldi per frequentarle.
  6. Organizzare un Festival della musica napoletana che possa essere importante come lo fu il Festival di Napoli.
  7. Impostare le canzoni su arrangiamenti più difficili.
  8. Fare squadra e spingere il Comune di Napoli e le Istituzioni affinchè venga creato uno spazio mega-eventi (attualmente al Sud italia non ce ne sono) per i concerti. Palaponticelli? Il progetto fa parte della serie di progetti “Naplest-Viva Napoli Vive” ma attualmente è tutto fermo.
  9. Creare dei locali appositamente dedicati alla musica napoletana in tutte le sue forme, tipo A Canzuncella che venne creato da Aurelio Fierro ispirandosi ai dinner-show. Ogni sera si esibiranno uno o più cantanti con musica rigorosamente dal vivo. Oltre a valorizzare la musica si può valorizzare l’enograstronomia usando prodotti a KM0.
  10. Promuovere la nascita di web radio e web tv che si occupino di musica napoletana (qualsiasi genere dalla musica classica alla musica leggera, al rap, dance, rock, ecc.).
  11. Produrre solo cantanti che dimostrino talento e tecnica.
  12. Parlarne, parlarne, parlarne. Promuovere la qualità sia tra gli addetti ai lavori sia tra il pubblico. Effettuare sondaggi, interviste, indagini.

Queste vogliono essere solo le mie proposte da appassionato di musica napoletana.
Ho sempre creduto e continuo a credere che la musica pop napoletana, e la musica napoletana in tutte le sue declinazioni, possa essere una grande risorsa per la città e per il Sud tutto.
Una volta ho sentito dire (non ricordo dove): “Ci sono almeno 3000 cantanti di musica pop napoletana a Napoli”.
Non so se sia vero ma so che la musica napoletana deve tornare a ricoprire quel ruolo che merita e che ha avuto nel cuore dei napoletani. Parliamone.

Emiliana Cantone è tra le artiste più talentuose dela musica POP napoletana. Una cantante che merita un grande successo.
In questa canzone duetta insieme a Mauro Caputo, arista “storico” della canzone napoletana e che ha partecipato anche al Festival di Napoli.
Emiliana Cantone, qualche mese fa, in un intervista a Lucignolo su Italia 1 dichiarava:

“Siamo gli unici figli che danno da mangiare ai padri. Ho mio padre che è produttore e manager, mio fratello che cura i miei video, mia madre e mia sorella che fanno da parrucchiere. Un’azienda familiare”.

Raffaele De Bellis, un cantante che seguo con ammirazione. Secondo me ha intrapreso una buona strada verso il successo, grazie anche ad autori quale il giovane e bravo Andrea Sannino.

Poi ci sono cantanti come Gianluca Capozzi che sono sulla scena da molti anni e meriterebbero maggiore visibilità fuori i confini del Sud Italia

Articolo di Elpidio Ercolanese

Foto articolo di Carmen Fuentes

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